KAUNAS: LA RINASCITA. E VILNIUS?

Kaunastic

A Kaunas da un paio di anni a questa parte è tutto un fermento di lavori in corso. Lavori di ogni tipo. Vengono riasfaltate le strade, si abbattono i giganti di cemento edificati tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. Vengono ristrutturati i ponti che collegano le due sponde del Nemunas, il fiume principale della Lituania. Sono in rifacimento la Piazza dell’Unità e il lastricato del Viale della Libertà.

Sono state stese piste ciclabili un po’ ovunque e la Via di Vilnius, che collega il vecchio municipio al Viale alberato della Libertà, in primavera ed estate si riempie di studenti e visitatori, attratti dalle terrazze di bar e locali di tendenza.

 

La città è sempre più pulita e le facciate dei palazzi storici del centro sono in fase di restauro (pare anche grazie ai fondi stanziati dal comune a favore dei proprietari, a condizioni agevolate). I quartieri di nuova costruzione, dove ama trasferirsi la classe media, attorno alla città, si riuniscono in comitati tramite i social, per aiutarsi reciprocamente, favorire gli scambi di oggetti usati, servizi di vario genere e garantire la sicurezza.

La capitale temporanea (come la città è nota ancora oggi, dato che tra le due guerre fu la capitale della Repubblica, quando Vilnius era de facto una città polacca) vive un vero e proprio momento di rinascita, favorito dagli investimenti di grandi aziende (la tedesca Continental aprirà uno stabilimento di produzione a Nord della città, mentre la Call Credit e altre multinazionali scandinave sono già presenti da diversi anni), dalla presenza dell’arena dello Zalgiris, dove si svolgono le più importanti competizioni di pallacanestro (lo sport nazionale in Lituania) e dove si sono recentemente esibiti artisti di fama internazionale, tra cui i Queen, Robbie Williams, Bryan Adams, Bocelli, Nelly Furtado (snobbando Vilnius) e da una cittadinanza legata alla sua comunità e alla cosa pubblica (e, pare, sempre di più al suo nuovo sindaco).

Kaunas ha diversi collegamenti non solo con il resto d’Europa, ma anche e soprattutto con il Belpaese. Trapani, Bari, Napoli e Rimini sono le città collegate direttamente all’aeroporto di Kaunas-Karmelava dalla Ryan Air.

Vilnius, resa invivibile dal traffico sempre più congestionato, degno di una grande città italiana come Torino (se non di Los Angeles, volendo esagerare un po’. Ma non mi sembra di esagerare affatto quando mi trovo bloccato nei traffic jam della Savanoriu pr.) e dalla migrazione interna è poi sempre più cara. Ministeri, uffici pubblici, ambasciate e consolati, dopo l’introduzione dell’Euro, hanno portato a un’inflazione dei prezzi che rende l’economia della città e il mercato immobiliare del tutto irreali.

E da qualche settimana a questa parte pare che perfino il simbolo stesso della città sia in serio pericolo. La collina su cui si erge la celebre torre di Gediminas, emblema di Vilnius, sta franando da ogni lato. I danni degli smottamenti sono ormai visibili a occhio nudo e rischiano di coinvolgere gli edifici sottostanti, tra cui la cattedrale e il Palazzo Ducale. Insomma, la città è letteralmente… in rovina. Per non parlare poi dei graffiti che imbrattano ogni muro del centro storico.

Qualcosa va fatto. E urgentemente. Se la capitale, abitata non tanto da lituani nati e cresciuti a Vilnius, quanto piuttosto da vilnensi di prima e seconda generazione, e quindi poco legati all’urbe, non perderà certo il suo ruolo di prima città del paese, potrebbe facilmente acquisire quello di città caotica, terribilmente cara e degradata.

Mi si accuserà ora di campanilismo. E sia, da sempre sono legato a Kaunas e non faccio segreto della mia antipatia per lo “snobbismo“ di alcuni abitanti della capitale e dei burocrati dai colletti bianchi che la abitano.

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