Lettera aperta a Peter, unico altoatesino di Lituania
Ciao Peter,
avrei dovuto intitolare questo post “A Peter, EX altoatesino di Lituania”, dato che da qualche giorno ti sei trasferito in Estonia. Ma tant’è. D’altra parte proprio la tua partenza mi ha spinto a mettere giù due righe. E in ogni caso credo che tu sia ora anche l’unico altoatesino d’Estonia (e forse dei tre Stati baltici?). Quindi cambia poco.
Ti sorprenderà (e, forse, compiacerà) leggere di te sul nostro blog. Ma a me piace dedicare la mia attenzione a temi, fatti e persone che spesso, troppo spesso, passano inosservati. E d’altro canto tu stesso amavi passare inosservato, e non mescolarti alla caciara e alle beghe che talora sollevano i tuoi “connazionali” qui in Lituania.
Già, scrivo “connazionali”, tra virgolette, perché sei altoatesino, come si ama ancora dire in Italia, o tirolese, come si è soliti dire tra le Dolomiti e quel dell’Austria. E non tutti i tirolesi amano definirsi italiani, ma “cittadini italiani di lingua tedesca”.
Unico, tra tutti gli Italiani di Lituania (e ora d’Estonia, credo), porti con te una carta d’identità scritta in due lingue, italiano e tedesco. Unico, tra gli Italiani residenti negli Stati baltici, parli anche il tedesco come madrelingua. E unico, forse, tra gli Italiani del Baltico, conosci bene quanto sia lontana la cultura del mondo germanico da quella della nostra penisola, da decenni ormai in lento, ma inesorabile, declino economico.
Circa cent’anni fa il mio bisnonno, nonno Ciccio (di cui campeggia una foto nel salotto dei miei anziani genitori a Torino) e il tuo si presero a schioppettate nel delirio della prima grande guerra. Vinsero gli Italiani, nonostante le sconfitte sonore di Caporetto e di altre, numerose e sanguinose, battaglie. Da allora il Tirolo del Sud fa parte dell’Italia. Grazie a quelle schioppettate parli anche la mia lingua, che è pure la tua, comunque. È anche grazie alle battaglie combattute cent’anni fa tra il Carso e le Dolomiti se ci siamo conosciuti. E questo dimostra che nella storia, come nella vita, anche le tragedie non sono sempre e soltanto tali.
Grazie della tua amicizia, a volte, permettimi di dirlo, un po’ “reciprocamente interessata” (ma questo è normale tra connazionali all’estero. Una mano lava l’altra, come si dice), ma sempre genuina. Ci hai aiutato, grazie alla tua laurea in informatica conseguita in quel di Bozen, a divincolarci tra i misteri dell’IT. E so che lo farai ancora.
Penso a te oggi, in questi giorni segnati dalle vicende della Catalogna e alle conseguenze che senz’altro porteranno nella tua terra d’origine, dove interi paesi parlano il tedesco e gli Italiani sono una sparuta minoranza, e ti dedico queste parole per augurarti buona fortuna lassù a Tallinn, città che amo molto e dove ogni anno vengo molto spesso.
Che dire, per concludere, se non… W il Südtirol!
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