LA CROCIATA DEI PEZZENTI
Tra non molto saremo chiamati alle urne. Urne di cartone, nelle quali inseriremo le nostre belle schede coloratissime. Chi vota dall’estero riceverà il kit per corrispondenza, senza la matita, però, in barba alla legge che in italia rende il lapis l’unico mezzo con cui esprimere il proprio, segretissimo voto, dietro la tendina unta e bisunta della cabina elettorale. E così, in modo palesemente obsoleto e ostinatamente pachidermico (e costoso), l’Italia dei pensionati e di tutti coloro che alla pensione sono vicini, sempre più numerosi, e dei loro figli quarantenni senza prole, andrà incontro alla sua diciottesima legislatura.
Ovviamente non cambierà nulla. Non importa chi avremo al governo. E non sia mai che vincano quegli incapaci dei grillini! Potrebbero decurtare le pensioni d’oro, ridurre i privilegi dei politici e dei dipendenti pubblici. Potrebbero anche eliminare la reversibilità delle pensioni, quei cialtroni! (Ndr.: ho una zia che vive della pensione di mia nonna, ormai novantenne, da circa vent’anni. Anzi, dato che non ho più notizie della nonna da tempo, inizio a nutrire qualche sospetto. Che non sia trapassata? Non sarebbe la prima volta che il decesso di un anziano viene dichiarato dopo qualche settimana, soprattutto se è in arrivo la pensione di dicembre).
Non cambierà nulla, si diceva. Con ogni probabilità avremo l’ennesimo governo Berlusconi, d’altra parte. In Italia non si produrrà più nemmeno un fiammifero. Deficit e debito pubblico continueranno ad aumentare. L’esodo dei giovani continuerà e allo stesso modo continuerà l’arrivo in Italia degli immigrati clandestini (che continua a sollevare scalpore e indignazioni). No, non sono loro i “pezzenti” del titolo. I pezzenti sono i nostri trentenni, in cerca di fortuna agli angoli del mondo più impensati.
I pochi giovani che rimarranno in patria non avranno alcuna opportunità di reddito, almeno nella forma in cui lo concepiscono (per loro l’unico reddito possibile è quello “da scrivania”). Si guarderanno bene dal moltiplicarsi, e quindi non avremo ricambio generazionale. Incapaci di procurarsi di che vivere con un lavoro “di concetto”, i „giovani” hipster, gli youtuber, i quarantenni e i trentenni barbuti (non oso parlare dei ventenni. Sono pochi, e sono spacciati), si rifugeranno sempre più spesso all’estero. I più forti, i più adatti al lavoro, i migliori, andranno in Scandinavia, magari, dove lo Stato sociale d’acciaio li integrerà nella loro società tolkeninana e garantirà loro un’esistenza dignitosa (Ciao Luca, so che mi leggi). Altri, i meno adatti al lavoro o, per meglio dire, i più disadattati, si riverseranno all’est, come i pezzenti di Pietro l’Eremita fecero nel Medioevo, e si disperderanno tra Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Lituania, tra Socrates, post Erasmus, borse di ricerca, dottorati, EVF, per poi mettersi al soldo di grandi multinazionali ed enti parastatali romani, in una nuova crociata dei poveri in chiave post moderna.
Tra una donazione della mamma settantenne, un call center, una lezione privata e lo stipendio sicuro della compagna tireranno a campare. Un giorno erediteranno la casa di mammà, cosa di cui gioiscono e dalla quale si sentono rinfrancati. Sono ignari del fatto che tra dieci anni dovranno svenderla ad un romeno di seconda generazione, e a meno della metà del valore a cui venne acquistata dai genitori. Passeranno il Natale del 2029 soli, nel loro appartamento della periferia di Cracovia, o di Vilnius, con amici di ventura…

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